Buongiorno a tutti, miei cari utenti di Houseofgames… Non mi conoscete? Allora occorrono delle presentazioni: mi chiamo Andrea, ho 29 anni e da ormai un anno gestisco un mio blog personale – ovvero “Giochetti e Sfizietti” – in cui parlo di diversi argomenti riguardo al mondo dei boardgames. Quando il buon Daniele, qualche settimana fa, mi ha proposto di collaborare con Houseofgames non mi sono lasciato sfuggire questa occasione; perciò ora siete costretti a sorbirmi (mi dispiace per voi…).
Scherzi a parte, che cosa ci faccio qui? In qualità di nuovo collaboratore con Houseofgames, volevo proporre a voi – cari lettori – una rubrica inusuale, che unisca due elementi di cui vado matto: i giochi ed il buon cibo. Ed ora chiedo a voi: siete stanchi di proporre sempre le solite patatine ed insipidi pop-corn durante le vostre serate di gioco? Non vorreste qualcosa di delizioso, magari anche facile da preparare, che si “accompagni” perfettamente al titolo che avete di fronte? Beh, siete fortunati, perché oggi nasce “Giochi… a tavola”: in questa rubrica – ad ogni appuntamento – troverete una breve recensione di un gioco da tavolo (non importa il genere), a cui abbinerò una speciale ricetta e dare vita alla combinazione perfetta!
E per cominciare in grande bellezza, quindi, vi annuncio il primo argomento di questa rubrica: si tratta de “Il Signore degli Anelli”, il gioco di Reiner Knizia ed ispirato dai romanzi dall’omonima serie di romanzi di J.R.R. Tolkien.
Ecco a voi “Il Signore degli Anelli: il Gioco”, il primo su “Giochi… a tavola”
Nel gioco de “Il Signore degli Anelli” lo scopo è molto simile a quello nel romanzo e nel film: partendo da Saccoforino – dove vive Frodo – si dovrà compiere un viaggio tra gli scenari più famosi della saga, fino a raggiungere Mordor, dove si potrà distruggere l’anello. Naturalmente l’attraversata sarà piena di pericoli ed il gruppo dovrà essere unito per superarli insieme (come in ogni collaborativo che si rispetti).
Il gioco ha diversi componenti e vanno preparati adeguatamente per iniziare la partita, in questo modo:
Siete pronti per l’avventura?
Quando tutto è pronto, i giocatori potranno cominciare la partita seguendo tutte le indicazioni che troveranno sulla Plancia Principale, in corrispondenza di Saccoforino e poi di Rivendel: dopo tutte queste azioni, la compagnia si sarà formata e si potrà dare inizio al gioco “vero” (con la Plancia Scenario Moria). Su ogni Plancia Scenario è possibile trovare fino a quattro linee Azione (Movimento, Nascondiglio, Combattimento e Collaborazione) ed una Sequenza di Eventi (solitamente negativi) che si attiveranno in determinate situazioni.
Partendo dal giocatore con “Frodo”, il turno si divide in tre fasi:
Esempio di turno: il giocatore con Frodo scopre la prima tessera Evento e ne subisce l’effetto (avanza di uno spazio la propria miniatura nel Cammino della Corruzione); poi ne girà un’altra e dato che corrisponde ad uno dei simboli sulle Linee Azione smette di girarne altre (e fa avanzare la pedina bianca di un passo, guadagnando uno Scudo di valore 1); poi decide di giocare due carte “Combattimento”, facendo fare alla pedina bianca altri due passi (guadagnando così un altro Scudo e un gettone Vitalità “Anello”).
Inoltre, durante la partita i giocatori saranno aiutati dall’utilizzo di questi elementi:
Qualche esempio di “aiuto”…
Si continuerà a giocare sullo stesso Scenario finché la pedina della Linea Azione Principale non raggiunge l’ultimo spazio oppure se l’ultimo Evento della Sequenza è stato portato a termine. Appena una delle due condizioni accade, il turno termina immediatamente e – se i scenari appena terminati sono “Moria”, “il Fosso di Helm” e “La Tana di Shelob” – bisogna compiere le seguenti azioni:
La pedina bianca sulla linea Azione Principale è appena arrivata all’ultima casella, quindi si scatena la fine dello Scenario: il giocatore “Frodo” deve avanzare la propria miniatura di un passo sul Cammino della Corruzione (non ha il gettone Vitalità “Cuore”), ma guadagna l’Anello del Potere.
Se invece lo scenario appena terminato è “Mordor”, allora si gioca una fase speciale, in cui la compagnia dovrà distruggere l’Anello: raggiungendo l’ultimo spazio della Linea Azione Principale, se il portatore è ancora in vita si potrà lanciare il dado e subirne gli effetti per poter posizionare l’Anello sul Tabellone di gioco (quindi non avrà più un portatore). Successivamente il giocatore di turno dovrà lanciare nuovamente il dado e, se sopravvive, avrà distrutto l’Anello – terminando il gioco – guadagnando così uno scudo a caso tra quelli scoperti.
Il giocatore “Sam” ha appena lanciato il dado, dopo che l’Anello è arrivato sul Monte Fato: la propria miniatura fa un passo verso l’Oscurità e sopravvive; quindi il gioco è terminato e la partita è vinta!
Ammetto di essermi approcciato al gioco con iniziale diffidenza: avevo paura che fosse la classica “oscenità” solo per avvicinare i fan della serie. Ma dopo aver letto il nome dell’autore – una garanzia nel mondo boardgames – mi sono tranquillizzato e sono riuscito a provarlo, sorprendendomi non poco: “Il Signore degli Anelli: il gioco” è un buon collaborativo che, anche se con un regolamento un po’ troppo lungo, non è difficile da apprendere e da padroneggiare. La presenza della fortuna si sente – dovuta al dado e alla pesca di carte – ma la dea bendata potrà essere “forzata” con un bel gioco di squadra: nonostante fossimo solo in due, ricordo che nella mia prima partita abbiamo collaborato molto, oltre che ad aver provato una certa “ansia” quando le cose non andavano nel verso giusto. Quindi “Il Signore degli Anelli: il gioco è perfetto in una serata “invernale” come queste, con un gruppo di amici che amano Tolkien ed anche i giochi da tavolo.
Un viaggio alla scoperta dei luoghi più famosi della saga…
E che cosa potrebbe essere adatto da sgranocchiare in questo titolo “tolkeniano”? Direi qualcosa di dolce ma allo stesso tempo sostanzioso, adatto per l’avventura tortuosa che dovrete affrontare. Solo una pietanza – citata sia nel romanzo, che nel film – può rendere questo gioco ancora più piacevole: sto parlando del Pan di Via (conosciuto anche come Lembas), il dolce elfico – una specie di galletta nel romanzo – che “con un solo morso è sufficiente a saziare lo stomaco di un uomo adulto”! Qui a “Giochi …a tavola” vi propongo la versione che si avvicina di più all’adattamento cinematografico, più simile ad un biscotto.
“Gran parte del cibo consisteva in dolci estremamente sottili, di farina infornata, bruni all’esterno, ed all’interno d’un bianco cremoso. Gimli ne prese uno, guardandolo con aria sospettosa. «Gallette», disse sottovoce, rompendo un angolino croccante e rosicchiandolo. La sua espressione cambiò tosto, ed egli divorò avidamente il resto del dolce. «Basta, basta!», esclamarono gli Elfi ridendo; «quel che hai mangiato è sufficiente per un lungo giorno di marcia».
Preparare il Pan di Via è molto semplice:
Del buon Pan di Vìa, appena sfornato…
Come i protagonisti de “Il Signore degli Anelli”, anche voi potrete “assaporare” le loro stesse delizie, mentre camminavano verso Mordor per distruggere l’Anello nel Monte Fato. Tale impresa sarà difficile e durante la partita vivrete momenti di tensione (se non di panico, quando vi mancheranno le carte giuste), perciò questi dolcetti – che vi ricordo sono fatti anche con il miele e la frutta secca – vi daranno la giusta carica per proseguire e non demordere. Se poi doveste perire nell’impresa, poco male, perché avrete comunque mangiato qualcosa di davvero buono…
Ora siete davvero pronti per questa avventura?
Vorrei concludere ringraziando ancora Daniele per l’opportunità che mi ha dato e facendo un appello ai lettori di Houseofgames: ringrazio anche voi per l’attenzione e sono certo che ci divertiremo insieme con questa nuova rubrica. Se vi è davvero piaciuto questo articolo, fate un salto al mio blog “Giochetti & Sfizietti” (https://giochettiesfizietti.wordpress.com/): li scoprirete altre rubriche e curiosità sul mondo dei giochi da tavolo. Ora però non mi resta altro da fare che salutarvi e dirvi “Buon gioco e buon appetito”… anzi no, forse è meglio usare “Bon jeu et bon appétit!”
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