8 Gameover nasce in pieno primo lockdown dalla mente di Franco Caniatti e dal suo team di Arcastudio che da 35 anni sono una agenzia di comunicazione in quel di Torino. Le loro abilità in tema di grafica e packaging sono da subito evidenti solo guardando e aprendo la scatola di OTTO.
Tutto è al suo posto, visivamente accattivante e materialmente di assoluta qualità. Solo legno e cartone bello spesso.
Il gioco a prima vista può ricordare Tsuro nella forma e Carcassonne nella meccanica, ma con questi 2 illustri predecessori ha in realtà poco a che fare.
Gli astratti non sono una categoria sempre apprezzatissima (ma io li adoro) spesso proprio per la loro completa assenza di tematica accompagnata a una grafica non solo minimalista, come in questo caso, ma spesso trascurata.
OTTO di trascurato non ha proprio niente, a partire dai 2 Manuali ricchi di umorismo e simpatica verve (come direbbe il Supergiovane Elio) che oltre ad essere chiari si fanno leggere più che volentieri, cosa rara nei regolamenti dei giochi da tavolo.
La grafica come detto è sicuramente essenziale, ma il colpo d’occhio sul tavolo in realtà è davvero bello e la plancia man mano che si completa e ottiene qualche colpo di colore dalle pedine appaga gli occhi e la mente.
Ma come si gioca a OTTO Gameover?
Il tabellone rappresenta una griglia 5 per 5 con al centro già posizionata in rilevo la tessera centrale e sui bordi dei mezzi cerchi e quadrati.
Ogni giocatore parte con una tessera pescata casualmente dalla torre porta tessere e ogni turno ne pesca un’altra e decide quale piazzare sul tabellone sempre ortogonalmente ad un’altra.
Ogni tessera (ce ne sono di 9 tipi diversi si collega perfettamente ad ogni altra (come in Tsuro).
Dovremo cercare di formare dei cerchi piccoli (1 punto) o grandi (2 punti) dei quadrati (4 punti) o il difficilissimo OTTO che dà il titolo al gioco che fa terminare la partita in corso (Gameover) dando 8 punti a chi lo realizza e azzerando i punti fatti dall’avversario).
Vince chi prima arriva a 24 punti.
A questo semplice meccanismo si aggiu
La tessera zero (l’ultima nell’immagine) invece va giocata immediatamente e per come è realizzata impedisce di realizzare qualsiasi punto).
Ogni volta che realizziamo un punto metteremo un nostro segnapunto di quel valore, ma attenzione i segnapunti sono contati (4 per tipo) e segnare ancora una forma di quel tipo regalerebbe il punto ad uno degli avversari.
Un’ultima variabile da tenere presente sono le carte segrete. Ne pescherete una ad inizio di ogni partita e vi daranno la possibilità di giocare un potere speciale una volta prima di pescare la vostra tessera.
Questi poteri sono davvero dirompenti e spesso se utilizzati nel modo e momento giusto possono cambiare l’esito di una partita.
Conclusioni
OTTO Gameover è stato davvero una bella sorpresa.
Ci si rende conto fin dall’apertura della scatola che OTTO è davvero un prodotto realizzato con molta cura, grafica materiali e packaging sono davvero al top della categoria.
Il gioco poi è semplice da spiegare, bello da vedere e discretamente profondo. Al momento ci ho fatto una decina di partite poche per dire come reggerà alla lunga ma abbastanza per dire che ne vorrei far subito altre 10.
Il gioco è prettamente tattico e influenzato dall’alea ma non troppo. Se una mano gira male si può cercare di rendere difficile all’avversario segnare punti in attesa di una mano migliore. Bisogna imparare a vedere un paio di mosse avanti e imparare quali sono le tessere e quali devono ancora passare risulta fondamentale una volta acquisita un po’ di dimestichezza col gioco.
Complimenti veri ad Arcastudio per questo esordio nel mondo dei gdt, decisamente approvato. In bocca al lupo per la campagna, e voi pledgiate sereni garantisce PapàNerd!
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