Cthulhu – Death May Die. Diamo un secondo sguardo nell’abisso

Perché, come diceva qualcuno, “Chi combatte contro i mostri deve guardarsi dal non diventare egli stesso un mostro. E quando guardi a lungo in un abisso, anche l’abisso ti guarda…”
…e vede il fucile a pompa che gli stai puntando in faccia!

La squadra della famiglia Gasparella è pronta per una nuova avventura! (disegno by Erica Giuriato)

Introduzione (con avvertimento)

Un doveroso avvertimento: HouseofGames contiene già una recensione di Cthulhu Death May Die (da qui in avanti DMD).

È un’ottima recensione: chiara, precisa, ricca di foto e, soprattutto, equilibrata e ponderata.

Esattamente il contrario di quello che sarà questo pezzo.

Perché DMD è un gioco particolare. Non vi dirò che è uno di quei giochi che o si ama o si odia: credo sia difficile che non piaccia. Però è uno di quei giochi che, quando lo si ama, beh, lo si ama tanto.

Quindi, per tutti i “dettagli” (contenuto della scatola, regole, difetti..) vi rimando all’ottima recensione di Cristian “PapàNerd” Busato, da qui in poi…solo fanservice/lodi sperticate!

Se volete sentire le parole di un innamorato siete nel posto giusto.

 

DMD è un gioco immediato

Le regole di DMD sono semplicissime e si spiegano in cinque minuti.

L’ho giocato con appassionati di giochi da tavolo e con amici inesperti. L’ho giocato persino con i miei figli di sette e nove anni (perfettamente fattibile, se papà si occupa di muovere i mostri).

Nessuno ha avuto il minimo problema a capire le regole. Dopo qualche turno tutti erano pienamente immersi nel flusso di gioco.

Del resto, le azioni possibili si riducono a: muoviti, attacca, curati, scambia oggetti  (più due azioni specifiche per scenario).

Persino chi soffre di paralisi da analisi in forma grave, non farà fatica a capire che, quando sei circondato da ghoul, la decisione giusta è soltanto una (staccare qualche testa a spadate, ovviamente).

Anche le abilità dei personaggi sono facilmente comprensibili: il fatto che molte di esse siano condivise tra i diversi protagonisti (con l’unica esclusione dell’abilità caratteristica di ognuno) fa sì che già alla seconda partita le si conoscano tutte, permettendo così di iniziare a giocare senza quasi leggerle.

 

Ahmed, il medico

 

Cthulhu Death May Die è un gioco soddisfacente

Non saprei come altro dirlo. DMD racchiude nella sua ora e mezzo di gioco il senso di progressione che nasce solo dopo molte sessioni di un gioco di ruolo.

All’inizio della partita lancerete i vostri miseri tre dadi neri, e tutto per voi sarà pericoloso e minaccioso. Poi, turno dopo turno, abilità dopo abilità, crescerete. Fin quando, nel finale, sull’orlo della morte o della follia, sarete diventati delle macchine da guerra terrificanti.

Ho visto la soddisfazione e il fuoco negli occhi di amici insospettabili mentre il loro personaggio, caricato di armi oscure, si avviava incontro al sacrificio e loro, raccogliendo dadi su dadi, mi guardavano dicendo: “Sommo questo, quello e quell’altro… sono nove dadi! Tiro nove dadi, capito?! NOVE DADI!

Non farete fatica a convincerli a fare un’altra partita.

 

Cthulhu Death May Die è un gioco vario

Nonostante ogni partita si traduca semplicemente nello schierare da 1 a 4  investigatori, interrompere il rituale dei cattivi e prendere a pugni in faccia il grande antico di turno, il gioco riesce a mettere in campo una serie di elementi che fanno sì che ogni partita sia diversa dall’altra.

In primo luogo, sarà possibile scegliere tra ben dieci personaggi, ognuno perfettamente caratterizzato. Si va dalla zingara che può prevedere il futuro, fino alla bambina demoniaca che si esprime solo ridendo e controlla i portali; dal reduce di guerra vendicativo e senza un braccio fino a Rasputin, che può morire più volte e più volte tornare in gioco (“Sigh, morto di nuovo…”). Ognuno di loro è dotato di tre abilità, di cui una esclusiva del personaggio. C’è chi è più adatto al supporto (il medico, la zingara,…), chi al danno puro, chi allo stealth (tra i miei preferiti Borden, che se si trova da sola con un nemico nella sua casella può infliggergli maggior danno).

Ma anche usando sempre lo stesso personaggio, ogni partita sarà comunque diversa: dato che non è possibile portare al massimo tutte le abilità, dovrete scegliere quali ed in che ordine far avanzare. E questo darà vita ogni volta ad un investigatore diverso da quello della missione precedente.

In secondo luogo, il gioco è dotato di sei scenari: un ballo in maschera in mezzo ad animali esotici in cui dovrete scoprire gli stregoni nascosti in mezzo agli ospiti danzanti (sì, vi capiterà di andare a caccia di cultisti insieme ad una tigre); una ricerca nei sotterranei della villa di un riccone appassionato di arti occulte, tra ghoul e predatori di tombe; un museo durante il turno di notte, dove dovrete distrarre le guardie e nel frattempo impadronirvi di artefatti misteriosi (cercando di non finire maledetti dalla mummia a cui avete disturbato il sonnellino),…

Da ultimo, in ogni partita potete variare il vostro avversario: nella scatola trovate Cthulhu e Hastur, ma sarà possibile procurarsi nuovi nemici (in fase di uscita per Asmodee).

Ma non è tutto qui: anche con gli stessi investigatori, lo stesso scenario, lo stesso avversario, cambieranno le carte che pescherete, i dadi che lancerete, gli oggetti con cui avrete a che fare.

Ho giocato quattro partite nello scenario del Museo combattendo contro Cthulhu: nessuna è stata uguale all’altra. Ma hanno avuto tutte una cosa in comune: sono state divertenti.

 

Fatima, la zingara

 

Cthulhu Death May Die è un gioco divertente

Ho letto che gli autori hanno lavorato a lungo sul gioco, con continue modifiche, aggiustamenti, semplificazioni delle regole perché volevano raggiungere un unico obiettivo: che il gioco fosse divertente.

Beh, ci sono riusciti.

Nelle molte partite che ho fatto, non ce n’è stata una di noiosa o ripetitiva. Non mi sono mai annoiato giocandoci, nemmeno quando sono morto troppo presto (ve ne parlo poi).

E, badata, io non sono un appassionato di giochi American. Né sono uno di quelli che acquista ogni kickstarter della CMON solo per la bellezza delle miniature. Anzi, devo ammettere che partivo abbastanza prevenuto. Che razza di gioco è uno in cui si va a prendere a cartoni sul muso Cthulhu. Con la player elimination, poi.

Ma questo gioco mi ha conquistato fin dalla prima partita. E così quelli a cui l’ho fatto provare.

Il gioco è stato progettato e playtestato con una cura certosina. In un simile prodotto, moltissime cose potevano andare storte. Il senso di progressione e la relativa soddisfazione potevano non sentirsi; i personaggi avrebbero potuto morire troppo presto; le sfide avrebbero potuto essere troppo facili (o impossibili).

Ed invece, nonostante ogni combinazione di scenario e grande antico sia diversa, il gioco gira perfettamente. Le battaglie sono sempre combattute fino alla fine: la sensazione di crescita dei personaggi è tangibile; ogni sacrificio ha il suo peso nel gioco.

Anche la durata è perfetta. Il gioco non è un filler, è chiaro. Ma non è nemmeno uno di quei gioconi che vi richiedono un intero pomeriggio per essere portati a termine. Nel corso di un’ora e mezzo, DMD condensa un’avventura pulp, ricca di azione e divertimento.

DMD è un gioco che regala storie

Non è semplice spiegarlo, ma ogni partita di DMD vi lascia dentro una storia. O, meglio, dei momenti da ricordare: momenti bizzarri, epici, pulp. Momenti che potrete raccontarvi tra voi a distanza di mesi.

Come quella volta in cui ho visto Rasputin aggirarsi di notte per un museo con una copia di Excalibur

O quando Cthulhu è stato steso dalla bambina che, ridendo, aveva scelto di ignorare i suoi magici poteri occulti preferendo un più affidabile fucile a pompa.

E come dimenticare Ahmed, il medico piromane, che, dopo aver dato fuoco a mezzo scenario, si ostinava sempre a fermarsi a curare i personaggi che aveva appena finito di ustionare, fino a dar fuoco ad un salone con dentro oltre cinque cultisti, spazzandoli via in un unico colpo.

E potrei raccontarne molte altre.

Anche perché, per come è costruito (vedi sopra), DMD porta spesso al sacrificio dei personaggi. E’ raro che in una partita tutti arrivino vivi fino alla fine.  Ma anche in quel sacrificio, in quell’ultima corsa disperata, in quell’ultima spadata, c’è una storia, un momento che il giocatore si ricorderà.

Questo mi fa venire in mente di quella volta che.. ok, ok, la smetto.

 

Adam, il professore

DMD è un gioco privo di difetti (quasi)

No, sto scherzando.

O meglio: DMD ha delle caratteristiche, che è bene conoscere. Poi ognuno potrà decidere se ritenerle difetti o meno.

DMD è, prima di tutto, un gioco che si basa sul caso: mitigabile, certo. ma ci sono sempre carte e dadi di mezzo. E’ innegabile che capiterà che, per quanto bene abbiate giocato, saranno la fortuna o la sfortuna a fare la differenza.  Insomma, DMD non è un gioco matematico, non è un puzzle. Richiede, certo, una minima dose di strategia o tattica, ma se state cercando qualcosa di controllabile o che metta alla prova le vostre meningi, cercate altrove.

Il gioco funziona bene da due a quattro persone. In quattro passerete il tempo ad attendere il vostro turno, quando finalmente potrete fare quella cosa incredibile che state progettando, ma, tutto sommato, trattandosi di un cooperativo, sarete interessati anche alle mosse degli altri. In cinque non credo possa funzionare: l’attesa diventerebbe forse davvero troppo lunga.

Infine, uno dei “difetti” più lamentati sulla rete: la famigerata player elimination. Ecco, la verità è che, per me, la player elimination non è mai stata un problema. Come detto sopra, si tratta di un gioco cooperativo. Certo, da morti non tirerete più i dadi, ma sarete comunque interessati all’evolversi della missione (a meno che non siate brutte persone). A me è capitato di essere ucciso subito dopo la comparsa del grande antico (in un eroico sacrificio per fermare il rituale): ma mi sono comunque divertito a guardare la battaglia fino alla fine, facendo il tifo per la mia squadra.

 

Rasputin il… beh, è Rasputin, cos’altro c’è da dire?

Conclusione

Vi avevo detto che non sarebbe stata una recensione oggettiva. Eravate stati avvisati.

Se volete i fatti, rileggetevi la recensione di Cristian (LINK).

Quello che io posso dirvi è questo: se avete occasione di provarlo, fatevi un favore e prendetevi un’oretta per farlo. Ma attenti, perché potrebbe capitarvi quello che è capitato a me. E potreste trovarvi a raccontare in giro, ad amici inconsapevoli, quella volta che ci sono volute tre morti, per fermare Rasputin, o quando quella maledetta bambina cleptomane non ha smesso un turno di fregarvi tutto l’equipaggiamento, lasciandovi a morire in balia dei ghoul.

In quel caso, beh… benvenuti e buon divertimento.

Ci vedremo da qualche parte, laggiù nelle profonde catacombe sotto la magione di Horace Wallace.

Potete trovare Cthulhu Death May Die su Magic Merchant

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Martino “Panda” Gasparella

A Lucca 2008, una partita di Coloni di Catan mi ha aperto il magico mondo dei giochi da tavola moderni. Da allora sono quello che arriva alle cene da amici sempre con la borsa blu piena di scatole, o con qualche gioco di carte nella tasca del cappotto o dello zaino. Del resto, lo sguardo di chi, dopo aver giocato solo a Monopoli o Risiko, finisce la sua prima partita a Splendor o 7 Wonders, non ha prezzo. Amo i giochi cooperativi, quelli che, alla fine, lasciano una bella storia da raccontare e quelli dove, quando hai costruito bene, ogni mossa si incastra come in un meccanismo ben oliato. Se dovessi dire perché amo il gioco, dovrei citare Quinn (del sito “Shut Up and Sit Down”), che in una videorecensione una volta ha detto: “If you love the hobby of boardgames, one of the things you love, is sitting down with your group of friend and family and agreeing to share rules and behaviour that together creates an experience that is bigger of any of you. And within that process there’s warmth, and respect and a little bit of magic”. * Spero di riuscire a passare anche a voi, con i miei articoli, un po’ di quella magia. * = “Se ami l’hobby dei giochi da tavolo, una della cose che ami è sederti con il tuo gruppo di amici o con la tua famiglia e accettare di condividere regole e comportamenti che, insieme, creano un esperienza che è più grande di tutti voi. E in questo processo, c’è calore, e rispetto e un po’ di magia”.

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