Ripensiamo un momento a cosa significhi giocare da tavolo: a volte sembra sfuggirci di mano.
Ci tenevo a scrivere un editoriale che abbracciasse un concetto che rimarco spesso, sia sul mio blog che sui commenti social laddove si chiedono consigli. Prendo le mosse da questo passo presente nell’editoriale di ILSA (la più storica rivista italiana, ormai decennale, di giochi da tavolo. Recuperatela online se non la conoscete). “Ci scopriamo presto collezionisti ma non di scatole di gioco (quello potrebbero farlo tutti) ma di partite. Collezionisti di esperienze di gioco uniche perché irripetibili, ognuna con una storia da raccontare e un aneddoto da raccontare.”
Stampate a mente queste parole e riflettiamo un momento. La passione per il mondo ludico, per la maggior parte di noi divampata da qualche anno, spesso ci porta a comportamenti più o meno compulsivi, in primis acquistare di tutto, modificare, cercare titoli simili, collezionare, divulgare… insomma sapete quanto me come funziona. Ebbene, rispetto a questo “codice comportamentale di fondo” – giocare per collezionare esperienze memorabili e degne di nota – mi sembra di vedere un tradimento, che nasce (in buona fede) dalla prospettiva dei giocatori più esperti ma diventa “dogma/ipse dixit” nel momento in cui arriva a nuove leve come me. E parlo delle configurazioni in cui un gioco si presenta.
A fronte di una grande abbondanza di uscite, dobbiamo valutare i titoli da accogliere in ludoteca. Ok. Il problema è che le sentenze degli “esperti” diventano classificazioni per i giochi. Sì, parlo proprio del “Best for” di Boardgamegeek (il numero di giocatori consigliato per quel singolo titolo, in base ai voti degli utenti) e del poco coraggio presente talvolta a considerare il gioco nelle varie configurazioni, e non solo quella più di tendenza sui social.
Premesso che certe meccaniche hanno bisogno oggettivo di un numero di giocatori (aste in due? Ruoli nascosti in tre? Pianificazione pura in cinque?) e quindi Alta Tensione in 2, Mascarade in 3 e Caylus in 5 siano decisamente poco performanti, si tende a svalutare il cambiamento che un gioco offre nelle varie configurazioni.
Un gioco è un vestito che potete indossare in vari modi. Che esperienza volete? Confortevole o tesa? Larga o stretta? Interattiva o placida? Scegliete voi cosa indossare in base all’esperienza che desiderate, non le caselle su bgg. Ecco il tradimento. Siamo diventati forse “collezionisti di caselle excel”. Mi manca un gestionale alta interazione da 5 a tema medioevo. Cosa prendo? Ora il dover riempire i buchi nella matrice excel ci sta pure per giocatori con una ampia ludoteca, che probabilmente hanno dei titoli che sono il top di gamma in varie categorie e configurazioni, o che vogliono esattamente quel tipo di esperienza così selettiva. Ma fin quando giocate per giocare, per raccogliere e condividere esperienze, non avete motivo di ragionare per caselle.
Un amico, gamer navigato di cui rispetto la cultura vasta e l’esperienza pluriennale, un giorno disse una cosa con cui dissento fortemente: “I tedeschi sono da quattro, punto.” Contestualizzando, posso capire che il concetto sia “per giocarlo al massimo della competitività e strettezza va giocato in 4” – ma io sostengo: Giocare un gioco al massimo delle potenzialità è giocarlo stretto, o anche vedere come cambia, come calza, in 2, 3 e anche 4 e 5? Siamo sicuri che “stretto è giusto?” e che in due e tre non venga testato a dovere?
Parlo per esperienza. Nello scrivere una analisi a Ticket to Ride e buona parte delle espansioni, ho giocato moltissimo con varie mappe e varie configurazioni. Ogni volta il gioco cambiava, ed è stata un’esperienza veramente istruttiva. Nelle configurazioni larghe, con maggior spazio, potevo consolidare per più tempo, mentre man mano che si stringeva aumentando i giocatori dovevo porre velocemente dei paletti: tattica, adattabilità, lettura del contesto. Proprio ciò che amiamo esprimere e esercitare giocando.
Il campione di Ticket to Ride è tale perché ha memorizzato tutte le casistiche del gioco a 4 oppure perché ha la capacità di prendere le redini del gioco da 2 a 5 giocatori? Ricordiamo una cosa: il genere eurogame nasce per divertire, svecchiando i tempi biblici e gli scogli d’accesso della produzione epica/ambiziosa americana. Vedere un gioco cambiare, trasformarsi grazie a una configurazione, a una espansione o una variante può essere una piacevolissima scoperta per noi esploratori di giochi ed esperienze. Vi divertirà poter decidere di indossare un Marco Polo più largo o un Concordia Corsica stretto e agguerrito.
Fatto tesoro di ciò, mi sono buttato anche a provare configurazioni strane: 7 Wonders in 2 (giocabile per cominciare, giusto fin quando non avete altri titoli), Vanuatu o Imperial 2030 in 2 (divertenti, in 4 ovviamente molta più tensione ma anche in due si possono intavolare con soddisfazione se il gioco di per sé piace, e in alcuni casi permettono manovre più controllabili. “abbassano” il fattore incertezza e “alzano” quello pianificazione). O ancora, buffissimi, Santorini e Tash Kalar in 3. Regno del kingmaking, è vero, ma giocavamo con grande entusiasmo: “faccio questo per posizionarmi ad hoc” e poi “AAAAARGH, PERCHE’ QUELLO E’ ANDATO DI LA’?!” Magari si vinceva in modi assurdi, ma era uno spettacolo.
Li consiglierei da comprare per questo scopo? NO, ma se avete il gioco e vi piace (o volete comprarlo) potete giocarlo. Il risultato contrario è averlo disponibile ma non sfruttarlo perché etichettato come gioco da 4.
Ricordando che in alcuni casi l’etichetta ha un motivo, e il gioco per natura sua o tempi impiegati può scricchiolare, grazie al buon senso e al gusto personale [vd Puerto Rico in 2] avrete tutto quel che serve per godervi il gioco o non ripetere più quella situazione.
La considerazione che voglio lanciare, dunque, è semplice: cosa vi piace indossare oggi? Trovo che non ci sia nulla di più bello che stare in confort con sé stessi.