Recensione Barenpark: Divertirsi creando un parco naturale

Barenpark è un gioco di tessere per 2-4 giocatori, progettato da Phil Walker-Harding dove il tuo obiettivo è guadagnare punti costruendo un parco per i tuoi orsi, panda o koala.

“Sebbene i koala non siano realmente orsi, la gente ama i koala e per questo sono stati inclusi nel nostro parco!” – dal regolamento di Barenpark

Io adoro i koala. E adoro mettere ogni cosa al proprio posto.

Per questo sono sempre stato affascinato, in ambito ludico, dai giochi in cui bisogna organizzare le tessere in uno spazio ben definito, scegliendo con attenzione che tessera prendere e dove metterla.

Tra i vari esponenti di questo genere, negli ultimi anni, Uwe Rosenberg è probabilmente il punto di riferimento di questa dinamica ma, se si esclude Indian Summer (che è di prossima pubblicazione e devo ancora provarlo), non sono mai riuscito a spingermi a comprare uno dei suoi giochi con le tessere, vuoi per l’eccessiva lunghezza/complessità (Una Festa per Odino, con qualcosa come 60 scelte per turno) o per la tematica troppo distante dai miei gusti (Cottage Garden/Patchwork).

Questa lacuna nella mia collezione l’ho finalmente colmata grazia a Barenpark, di Phil Walker-Harding, un gioco di piazzamento tessere per 2-4 giocatori, edito in Italia da uplay.it.

Tematica:

Lo scopo del gioco in Barenpark è quello di creare il proprio parco naturale, mettendo aree verdi, recinti con vari tipi di orsi (e koala), strade con chioschi ed altre amenità che si possono trovare in un’oasi naturale. Piazzando tessere di forme differenti, si ottengono punti che, al termine della partita, verranno sommati per vedere chi è il vincitore.

Un gioco semplice, rapido, e che per certi versi sembra più un solitario “corale”, in cui ciascuno crea il proprio “parco naturale zen”, fino a quando il tuo infido avversario non ti prende la tessera che ti serviva per completare un’area, e lì inizia la guerra.

Presentazione visiva:

La presentazione grafica di Barenpark è poco omogenea ma tutto sommato riuscita. Il disegno sulla scatola non è particolarmente accattivante (il personaggio femminile della ranger ha qualcosa che non va nelle sue proporzioni e nella sua espressione facciale), mentre i disegni sulle tessere sono nettamente migliori, pieni di piccoli dettagli, personaggi, e colori dai toni vibranti d allegri. Il cartone usato per le tessere è ottimo, tutto si defustella senza rischi di strappi e nel complesso il feeling dei vari componenti è decisamente positivo, niente pare essere troppo delicato o stampato a risparmio.

I punteggi sulle tessere sono chiari, anche se forse avrei fatto un po’ più spessa la linea alla base del numero 6 (per non confonderlo con il 9) ma questo dettaglio non penalizza affatto il gioco.

Quando si apre per la prima volta la scatola di Barenpark, ci si trova davanti a parecchie tessere da defustellare, davvero tante, tanti sacchetti ziplock per poter riporre le tessere in modo facile dentro la scatola, un piano piegato “a fisarmonica” su cui riporre le tessere ad inizio partita, 4 plance area iniziale “Ingresso Parco” (doubleface, con la finezza grafica di avere l’insegna “Barenpark” scritta in diverse lingue, tra cui russo e giapponese!), molteplici aree secondarie che si aggiungeranno via via che si procede con la costruzione del proprio parco e tre pezzi di cartoncino da incastrare per creare un inserto a “T” che dovrebbe facilitare l’organizzazione del gioco all’interno della scatola.

Dico dovrebbe perché, a mio giudizio, questo inserto potrebbe creare una modalità di gioco a se stante, definibile ultra-hard, dove riuscire a far stare tutti componenti nella scatola del gioco nel minore tempo possibile è una sfida quasi impossibile.

Regolamento

Barenpark ha un regolamento semplice, che si spiega in 2 minuti e lascia poco spazio ad incertezze o interpretazioni (salvo un errore nel regolamento italiano, che si porta da quello in inglese, che indica che il paragrafo “Passare il turno” è a pagina 5, mentre è a pagina 4, in un riquadro in basso).

Durante il proprio turno ogni giocatore può piazzare una sola tessera nella propria area di gioco, pescare una (o più tessere) in base ai simboli coperti dalla tessera appena giocata (vedi poco più avanti) ed infine, se ha completato un’area del proprio parco, può piazzare una tesserina “Statua” nello spazio ad essa adibita nell’area di gioco (riconoscibile dal disegno di un buco ottagonale protetto da transenne)

Ad inizio partita si posizionano le tessere sul piano apposito (la quantità ed il punteggio delle tessere dipende dal numero di giocatori che giocano la partita) e poi ad ogni giocatore viene data una tessera “area verde” per iniziare il gioco (il primo giocatore riceve una tessera WC, il secondo ed il terzo un’Area Gioco ed il quarto un’area Ristoro).

Quando un giocatore posiziona una tessera nel proprio parco, andrà a coprire dei disegni/icone sulla propria area di gioco (una Carriola Verde, una Betoniera Bianca, una Gru Arancione, oppure un gruppetto di lavoratori), e queste icone permetteranno al giocatore di ottenere nuove tessere (Carriola Verde = Area Verde, Betoniera Bianca = Area Animali standard, Gru Arancione = Area Animali Speciale) o di ampliare il proprio parco (gruppetto di lavoratori) aggiungendo nuove aree (fino ad un massimo di 4 aree in totale).

Questa dinamica fa sì che un giocatore possa pescare anche più di una tessera alla volta se riesce a coprire più simboli con un singolo pezzo, creando così un’area di “attesa” nella propria area di gioco in cui potrà lasciare le sue tessere per costruire una strategia che si sviluppa su più turni.

Oltre a questo aspetto strategico leggermente più marcato rispetto ad altri giochi simili (ma che comunque non lo rende un gioco eccessivamente complesso), Barenpark ha anche una modalità avanzata dove è possibile scegliere 3 carte obiettivo (dalle 10 disponibili). Questi obiettivi daranno ai giocatori punti extra se essi riusciranno a soddisfarne le richieste. Gli obiettivi hanno difficoltà (e offrono punteggi) differenti e variano dal semplice “gioca almeno un’area verde di ogni tipo”, al dover giocare certi tipi di tessere le une vicino alle altre (forzando quindi le scelte dei giocatori).

Esperienza al Tavolo

Barenpark è un gioco che fa egregiamente il suo “lavoro”.

È rapido da spiegare, facile da giocare, di breve durata e risulta essere un buon gioco da presentare a persone che hanno poca esperienza, complice anche il fatto che, giocando senza le regole avanzate, c’è una bassa interazione tra gli sfidanti e ognuno è concentrato sul “proprio orticello”.

Dopo un paio di partite mi è capitato che chi stava giocando con me mi abbia chiesto di spiegare la modalità avanzata e che poi abbia naturalmente cambiato lo stile di gioco diventando più attento e competitivo.

Per i giocatori più esperti risulta comunque un titolo “onesto”, che offre una sfida giusta e che può essere giocato in quei momenti in cui si vuole giocare a qualcosa di leggero ma non banale.

In conclusione

Barenpark è sicuramente un gioco che ha trovato uno spazio fisso nella mia libreria e che mi vedo portare in giro a casa di amici anche solo per una partitina veloce dopo cena.

Non è un capolavoro, non offre una profondità di gioco o strategie di chissà quale portata, ma è un gioco che intrattiene per tutta la durata della propria partita, e che dà grosse soddisfazioni quando riesci a prendere il pezzo che ti serve per chiudere un’area del tuo parco.

A fine partita, guardando il proprio parco e vedendolo tutto bello e in ordine, non ci si può non sentire appagati e pronti a ricominciare da capo.

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Barenpark

7

Voto Finale

7.0/10

Pros

  • Ci sono i Koala!
  • Facile da spiegare
  • Giocabile a più livelli (base/avanzato) ma sempre facile ed accessibile
  • Grafica chiara e facilmente leggibile
  • Un pizzico di strategia in più rispetto ad altri giochi simili (Patchwork e Cottage Garden)

Cons

  • Il disegno sulla scatola è proprio “bruttino”
  • L’inserto a “T” è decisamente scomodo
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Riccardo Riguzzi

Sono sempre stato attratto dalla creatività, che si trattasse di immagini, oggetti o mondi immaginari. Tale fascinazione mi ha portato a studiare grafica, cinema, animazione e ad appassionarmi al mondo dei giochi. Questo percorso personale mi ha sempre più convinto di come sia necessario, ai nostri giorni, ritagliarsi uno spazio ludico nella nostra vita, perché il gioco è lo strumento migliore per coltivare una mente attenta ed aperta al mondo che ci circonda.

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