GIOCHI DA TAVOLO
Allenatori con il controller: la storia dei videogiochi di calcio manageriali
Ore e ore passate a creare la squadra perfetta, a scegliere il modulo ideale per la nostra rosa, a cercare di convincere quel giocatore a non lasciare la nostra squadra. Tutto virtualmente, si intende. Ma tutto come se fosse la realtà. Parliamo di uno dei generi videoludici più appassionanti e coinvolgenti mai creati, quello dei […]
Ore e ore passate a creare la squadra perfetta, a scegliere il modulo ideale per la nostra rosa, a cercare di convincere quel giocatore a non lasciare la nostra squadra. Tutto virtualmente, si intende. Ma tutto come se fosse la realtà. Parliamo di uno dei generi videoludici più appassionanti e coinvolgenti mai creati, quello dei manageriali di calcio, capace di appassionare milioni di persone allargando lo sguardo dal rettangolo verde all’intera gestione di un club: contratti, bilancio, tattiche e allenamenti. D’altronde che le dinamiche di mercato avrebbero interessato i tifosi e gli appassionati di pallone anche al di là delle semplici notizie giornalistiche è stato da sempre evidente. I videogiochi manageriali hanno fatto dunque leva proprio su questo aspetto e sulla voglia di immedesimazione dei gamer. Un’intuizione più che azzeccata, dato che ancora oggi le quote aggiornate sul calciomercato e i portali di informazione a tema scandagliano tutte le possibili situazioni di ora in ora, dimostrando come un argomento tanto specifico sia sempre attuale, al punto che anche i classici giochi di simulazione calcistica presentano talvolta una componente manageriale
Le origini: da Kevin Toms a Championship Manager
Il capostipite del genere è considerato Football Manager di Kevin Toms, uscito nel 1982 per ZX Spectrum: un titolo pionieristico, essenziale nella grafica ma rivoluzionario nell’idea, che spostò l’attenzione dalla giocata alla gestione. Era la prima volta che l’obiettivo del gioco non era solo il campo ma tutta la gestione affidata al manager di una squadra. L’idea era quella di costruire la propria rosa, gestirla, definire stipendi e acquisti, partendo dalla Fourth Division inglese per provare la scalata fino alla Premier League. La serie durò una decina di anni. Nel 1992, invece, arrivò un altro gioco epocale: Championship Manager, creato dai fratelli Collyer per Sports Interactive. La formula seguiva quella del suo predecessore ma più completa. C’era un database con più di 100mila giocatori, poi ancora preparatori, dirigenti e osservatori di 26 campionati. E questo lo rese un fenomeno di culto. A differenza dei coevi FIFA e Pro Evolution Soccer, incentrati invece sull’aspetto del campo e del gioco atletico, per così dire, qui il divertimento nasceva dalla strategia: si dovevano scegliere i giocatori, analizzare le loro caratteristiche e provare a fare un’offerta. Si doveva cercare di trovare giovani da far crescere, gestirli in campo e nello spogliatoio, cercando di tenere sempre il morale alto. In Italia il gioco divenne celebre con il nome di Scudetto, e l’edizione Championship Manager 01/02 è tuttora ricordata come l’apice del genere. Fu in quegli anni che nacquero leggende puramente virtuali: su tutte quella di Maxim Tsigalko, scomparso nel 2020, sconosciuto attaccante bielorusso che nel calcio vero si è ritirato a soli 23 anni ma nel gioco era un attaccante che segnava a raffica, diventando l’idolo di una generazione di manager da tastiera. Storie che raccontano bene quanto quei titoli sapessero fondere realismo e immaginazione.
PC Calcio e FIFA Manager: le alternative
E come dimenticare PC Calcio sviluppato da Dinamic Multimedia? Questo gioco negli anni Novanta fu davvero un cult, per certi versi ancora più dettagliato dei precedenti descritti. Qui il giocatore entra nel ruolo di presidente tuttofare di una squadra. Deve seguire gli allenamenti, lavorare sul calciomercato, occuparsi dello stadio, del merchandising e persino della ristorazione dello stadio, ma anche decidere il prezzo di biglietti, degli abbonamenti, e tanto altro. E naturalmente ha sotto di sé medici, preparatori, magazzinieri, osservatori, giardinieri, impiegati e tutto lo staff tecnico della squadra che relaziona sullo stato dei giocatori, dando anche consigli su come fare per migliorare tutto. Un gioco che si può definire totale e che ha fatto innamorare molti appassionati alla gestione virtuale. Sul fronte console, invece, EA Sports provò a insidiare il primato con FIFA Manager (dal 2002 al 2014), puntando su una grafica più curata e una gestione più visiva, con particolare fortuna in Germania. Non mancarono altri esperimenti, dal tedesco Anstoss allo spin-off gestionale della serie Pro Evolution Soccer. Tentativi non sempre fortunati sul piano commerciale, ma utili a mostrare quanto il filone manageriale stuzzichi anche i grandi franchise.
Da Football Manager alla realtà
Dopo la separazione del 2004 tra Sports Interactive ed Eidos, lo studio inglese diede vita a Football Manager, oggi punto di riferimento assoluto del genere con oltre trenta milioni di copie vendute. In alcune occasioni, certe versioni del gioco sono anche in versione gratuita, ma il mondo della serie di FM è talmente vasto che scegliere un titolo piuttosto che un altro fa poca differenza. Certo, più avanti si va più si è può avere feature e un database più aggiornati ma c’è chi resta fedele a una versione e va avanti per diversi anni con quella. Il marchio Championship Manager, affidato a un altro studio, si sarebbe invece progressivamente spento nel giro di qualche anno. La forza di Football Manager sta nel suo enorme database, costruito da una rete di ricercatori sparsi in tutto il mondo e diventato così accurato da aver superato il confine tra virtuale e reale. Un gioco che si spinge così tanto nel realismo che diversi club professionistici lo utilizzano come supporto reale allo scouting.

