GIOCHI DA TAVOLO
Addio ai dischi: come cambia il mercato dei videogiochi
Il mercato dei videogiochi sta attraversando una trasformazione che appare ormai irreversibile, vale a dire il progressivo abbandono dei supporti fisici a favore della distribuzione digitale. La recente decisione di uno dei principali produttori del settore di interrompere la realizzazione di nuovi videogiochi su disco rappresenta un ulteriore segnale di una tendenza iniziata oltre un […]
Il mercato dei videogiochi sta attraversando una trasformazione che appare ormai irreversibile, vale a dire il progressivo abbandono dei supporti fisici a favore della distribuzione digitale. La recente decisione di uno dei principali produttori del settore di interrompere la realizzazione di nuovi videogiochi su disco rappresenta un ulteriore segnale di una tendenza iniziata oltre un decennio fa e destinata ad accelerare nei prossimi anni. La vendita attraverso piattaforme online, i servizi in abbonamento e il cloud gaming stanno infatti modificando profondamente il modo in cui i consumatori acquistano, conservano e utilizzano i videogiochi.
La distribuzione digitale non è un fenomeno recente. Già nella seconda metà degli anni Duemila le principali piattaforme di vendita online hanno iniziato a proporre il download diretto dei giochi, riducendo progressivamente la dipendenza dai tradizionali supporti ottici. Negli anni successivi, la diffusione della banda larga e delle connessioni in fibra ha reso possibile scaricare titoli di decine o centinaia di gigabyte in tempi sempre più contenuti, eliminando uno dei principali ostacoli all’affermazione del formato digitale. La crescita è stata favorita anche dall’espansione dei servizi in abbonamento, dal costo più o meno elevato, che consentono l’accesso a cataloghi composti da centinaia di videogiochi senza la necessità di acquistare ogni singolo titolo. In tal modo ogni utente ha la possibilità di avere accesso ad una vasta selezione, analogamente a quanto accade ad esempio già per film e serie tv. A questo modello si aggiungono le piattaforme di cloud gaming, attraverso le quali il gioco viene eseguito su server remoti e trasmesso in streaming al dispositivo dell’utente, riducendo persino l’importanza dell’hardware locale.
Le ragioni di questa evoluzione sono numerose. Dal punto di vista industriale, la distribuzione digitale elimina i costi legati alla produzione dei dischi, con riferimento anche alle confezioni, alla logistica e alla distribuzione nei punti vendita. Per gli utenti significa invece poter acquistare un videogioco in qualsiasi momento della giornata, ricevere aggiornamenti automatici e accedere immediatamente ai contenuti aggiuntivi. Anche la gestione delle patch correttive risulta più semplice, permettendo agli sviluppatori di migliorare costantemente i propri prodotti dopo il lancio.
Invero, questa deriva sembrava chiara già da tempo. Basti pensare che anche il bingo digitale o la roulette live hanno allontanato gli utenti dal gioco dal vivo, dimostrando come la potenza delle connessioni moderne sia tale da superare anche la necessità di strumentazioni apposite. In numerosi ambiti dell’intrattenimento, la disponibilità immediata dei contenuti attraverso Internet ha modificato le abitudini del pubblico, rendendo sempre meno indispensabile il possesso di un supporto materiale.
Nonostante i vantaggi, il passaggio al digitale solleva anche alcune questioni. Una delle più discusse riguarda la conservazione dei videogiochi nel lungo periodo. L’acquisto di una copia digitale, infatti, è spesso legato alle condizioni di utilizzo della piattaforma sulla quale viene distribuita. Qualora un servizio venga chiuso o un titolo venga rimosso dal catalogo, l’accesso potrebbe risultare limitato rispetto a quanto avviene con una copia fisica. Per questo motivo, musei, archivi e associazioni impegnate nella preservazione del patrimonio videoludico stanno approfondendo il tema della conservazione digitale.
Anche il mercato del collezionismo potrebbe subire cambiamenti significativi. Le edizioni fisiche da collezione, complete di artbook, colonne sonore o gadget esclusivi, continueranno probabilmente a esistere per una fascia di appassionati, ma potrebbero diventare prodotti sempre più limitati e destinati a un pubblico specifico. Parallelamente, i negozi specializzati stanno già adattando la propria offerta, puntando maggiormente su accessori, merchandising, carte prepagate e servizi.

